Tacchi a spillo e conto svuotato: la Padrona Elena si racconta

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Come ho incantato il mio Money Slave con il mio piedino fatato

Mi chiamo Elena, ho 24 anni e posso dire con fierezza di essere una Money Mistress. Sin da ragazzina ho sempre avuto la convinzione che fosse il mio stesso nome a racchiudere il mio destino e, in effetti, in parte è stato così.
Elena, come la bellissima Elena di Troia, ammaliatrice dotata di una bellezza divina in grado di far scoppiare guerre tra continenti con il solo scopo di vincere non il territorio nemico bensì il suo amore.
Beh, posso dire senza presunzione di avere questo stesso potere sugli uomini e di essere stata sufficientemente astuta e sveglia da rendermene conto e saper trarre il meglio da esso.
A riprova di quanto stia dicendo voglio raccontare uno dei tanti episodi che mi hanno confermato questo mio ascendente sugli uomini e l’elevata carica erotica del mio essere autoritaria con loro, facendomi capire in questo modo che quello della Money Mistress è un vestito cucito su misura per me.
Un giorno ero in giro a fare shopping perché volevo festeggiare il superamento di un esame universitario e avevo deciso di premiarmi con qualche acquisto. Passando davanti ad un negozio di Louboutin, pur sapendo che in quel momento non avrei mai potuto permettermele, decisi comunque di entrare per provare qualche paio di scarpe e fantasticare un po’.
Una volta entrata nel negozio vidi questo paio di tacchi a spillo di cui mi innamorai all’istante e decisi di chiedere al commesso, un uomo di quarant’anni circa, il numero 37 per poterle provare: erano estremamente sexy e delicate allo stesso tempo, laccate, color cipria e con un tacco che faceva male soltanto a guardarlo.
Non appena tolsi la scarpa e sfilai il calzino per provarle notai uno strano bagliore negli occhi del commesso: fissava il mio chiaro e inarcato collo del piede con un’espressione estatica e, anche se per un solo istante prima di ricomporsi, lo vidi chinarsi verso di me pronto ad infilarmi lui stesso la scarpa. Ero diventata una Mistress già da un paio d’anni, perciò sapevo riconoscere perfettamente un certo tipo di desiderio negli occhi di un mio schiavo quando lo vedevo. Così, da lì decisi che quell’uomo sarebbe stato il mio prossimo schiavetto e che quelle meravigliose scarpe sarebbero state mie senza che cacciassi un centesimo.
Lo bloccai toccandogli delicatamente il braccio, gli dissi che desideravo un altro colore rispetto a quello chiesto in precedenza ma che lo avrei accompagnato sul retro del negozio per sceglierlo direttamente lì, risparmiandogli la fatica di fare su e giù con diverse scatole di scarpe. Una volta arrivati in magazzino, feci la mia magia…

Le mie Louboutin leccate da cima a fondo

Mi avvicinai a lui tanto da fargli sentire il mio caldo respiro sul viso e da sentirlo già in procinto di avere una forte erezione e gli dissi di sedersi per terra immediatamente. Per me non era assolutamente rischioso farlo, ormai avevo esperienza e sapevo riconoscere a miglia di distanza gli uomini che per me avrebbero fatto di tutto, mi bastava guardarli in viso per pochi secondi.
Lui si chinò, continuando a tenere lo sguardo fisso sul pavimento e iniziando ad ansimare, così gli dissi che non doveva osare guardarmi e che doveva limitarsi a infilarmi la scarpa al piede destro, e così fece. Con la punta acuminata della scarpa gli alzai il mento e lo costrinsi a guardarmi dritto negli occhi, sorrisi e gli intimai di leccare tutta la scarpa, con cura e decisione, affermando che solo quando sarei stata soddisfatta avrebbe potuto annusare il mio piede e baciarlo. Lui non parlava e si limitava a guardarmi come se fossi stata una Dea scesa in terra che gli concedeva la grazia della sua parola.
Eseguì il mio ordine e dopo averlo fatto mi confessò una cosa che mi sorprese: mi aveva notata da settimane, essendo quella una strada che percorrevo frequentemente, e aveva sognato di essere il mio schiavo sin dalla prima volta, eccitandosi al sol pensiero di soddisfare ogni mio desiderio e di farmi avere tutto ciò che desiderassi.
Così, gli dissi con dolcezza e garbo che avrei realizzato questa sua fantasia e in futuro gli avrei persino concesso di masturbarsi e venire sui miei piedi solo se mi avesse comprato quel paio di scarpe, che costavano la bellezza di 1.210€, e fatto regali che provenivano dal negozio in cui lavorava.
Per la gioia ebbe un’erezione e mi disse che non sapeva neppure distinguere quale delle due intensità di emozione fosse la maggiore: se quella della gioia oppure dell’eccitazione sessuale.
Gli dissi che avrebbe avuto modo di scoprirlo con il tempo, perché da quel momento era ufficialmente diventato il mio schiavo prediletto e, dopo avergli accarezzato i capelli con il tallone che avevo sfilato dalla scarpa, me ne andai soddisfatta con il mio nuovo paio di tacchi a spillo extra costosi e il portafoglio intonso!

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